Ieri pomeriggio ho scattato questa foto dopo la mia ultima gara di nuoto in acque libere della stagione. Al mattino la scenografia della spiaggia era decisamente estiva: sole caldo, decine di persone tra nuotatori e spettatori, musica, voci, gazebo, profumi di cibo cucinato per rifocillare chi si era macinato tre chilometri e mezzo in acque che del calore estivo avevano tuttavia già perso molto, boe in mare a tracciare il percorso, imbarcazioni al seguito dei nuotatori, allegria diffusa, classifiche, premiazioni, applausi, ringraziamenti. Poi tutto è finito, la gente se n’è andata, la cucina da campo è stata smontata, le boe in mare rimosse, tavoli e sedie accatastati, e anche l’estate si è congedata, spiegando che sì, le aveva fatto piacere rimanere un po’ più a lungo, visto anche il ritardo con cui si era presentata, ma che ora non poteva trattenersi oltre, né intorno a noi, né nei nostri stati d’animo.
E così nel pomeriggio l’ho salutata con quest’immagine, grata per la generosa proroga concessa, ma un po’ a disagio in quella scomoda miscela di malinconia, nostalgia e disorientamento che affiora quando finisce qualcosa. Nella fattispecie, terminava un periodo vissuto intensamente, con la consapevolezza, seppure differita, di un piccolo solco di separazione scavato in modo lento e sistematico dall’imporsi degli eventi. Se in quel solco stia riposando qualche seme caduto più o meno casualmente nel dipanamento del vivere, lo capirò a tempo debito, ché per germogliare i semi hanno bisogno di un autunno di pazienza e di un inverno di silenzio. Per ora, mi limito ad assecondare un vago senso di aspettativa indefinita e curiosità per quanto si lascerà pazientemente scoprire nel viaggio attraverso una stagione nuova.

come sempre, parole meravigliose.