Raptus

È sabato pomeriggio e sono in centro.
Mi accompagna la mia me asociale, che si premura di stamparmi sempre sul viso un’espressione assorta e corrugata, di tanto in tanto accendendomi sulla fronte la scritta “Statemi alla larga”. La me socievole in questo periodo è oggetto di mobbing, relegata a una scrivania nel sottoscala a fotocopiare sorrisi che nessuno usa. Ogni tanto ci prova: senza dare nell’occhio, raggiunge il quadro comandi e gira la manopola su SORRISO quando passo davanti a un passeggino o a un cane. Ma la me asociale se ne accorge subito, e non tarda a pestarle un alluce con forza e a rispedirla zoppicante nel sottoscala.

Insieme alla mia me asociale entro dunque in libreria. Mi guardo intorno, mi sento tentata dalle offerte ma il tempo è poco e tiro dritto verso la sezione che cerco.

Il corridoio è stretto e devo passare a pochi centimetri da quelle due. Una è l’addetta al banco informazioni, l’altra un’adolescente di circa 15 o 16 anni, gli occhi grandi e luccicanti, i capelli lisci e neri con lunga frangia ordinata. Sta chiedendo informazioni alla commessa, e proprio mentre passo di lì le sue parole timide mi arrivano all’orecchio: «Stavo cercando un libro. Mi hanno consigliato di leggere Orgoglio e pregiudizio, lei sa com’è?»

Non mi accorgo di come succede. La mia me socievole non era mai stata così rapida a catapultarsi dal sottoscala al quadro comandi: assesta una poderosa gomitata nello stomaco all’asociale, mettendola fuori gioco per gli istanti necessari a riportare la manopola su SORRISO e spostare la leva dell’entusiasmo su MAX. Mi ritrovo faccia a faccia con l’adolescente, sui cui riverso la mia frenesia verbale: «Èbellissimounodeilibripiùbellidel-mondounameravigliaameraiquellibroeseloleggisaiqualèlacosabellissima?lacosabellissimaèche lorileggeraiancheinfuturoequandosaraipiùgrandelorileggeraiecitroveraicosenuoveeloamerai
ancoradipiùèunodeilibridellavitatirimarrànelcuoreèbellobellobello…»

La commessa è muta. Il suo sguardo mi sta suggerendo di procurarmi un buon tranquillante nella farmacia di fronte. Gli occhi dell’adolescente invece si sono fatti ancora più grandi. Luccicano di aspettativa e sorridono insieme a tutto il viso.

La me asociale nel frattempo riprende fiato, atterra la socievole con un calcio strategico alla tibia e reimposta il quadro comandi, pigiando in contemporanea i pulsanti IMBARAZZO e FUGA, che mi fanno scomparire all’istante dalla vista delle due e nascondere dietro gli scaffali della sezione Viaggi, nel goffo tentativo di mimetizzarmi dietro una guida del Portogallo.

L’imbarazzo non è ancora sparito mentre pago alla cassa e mi chiedo se non ci fosse un modo un po’ più composto di intervenire per suggerire l’opportunità di una lettura così ricca e importante, perché certi libri sono classici intramontabili che fanno parte… Ecco, mi sto già annoiando da sola. A sentire un’adolescente pronunciare quel titolo mi ero entusiasmata come un’adolescente e da adolescente avevo reagito.

La me socievole intanto è tornata nel sottoscala a fare fotocopie con toner sbiadito, e ogni tanto ridacchia tra sé per quell’uscita strampalata. Il calcio alla tibia fa ancora un po’ male e magari la ragazzina Orgoglio e pregiudizio alla fine non lo legge nemmeno. O forse sì.

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2 risposte a Raptus

  1. Pietro ha detto:

    Bellissimo anche questo racconto!!! :)

  2. Pietro ha detto:

    Mi ha fatto ridere moltissimo la personificazione degli stati d’animo! Geniale!

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