Terra di mezzo

Sono sempre stata troppo pigra per alzarmi al mattino presto a meno di non esserne costretta, ma ogni volta che devo obbedire a qualche piccola autocoercizione per smaltire i miei carichi di lavoro non posso dire che mi dispiaccia trovarmi sospesa in quella terra di mezzo che non è più notte ma non è ancora mattina. Forse è così che hanno bisogno di essere i pensieri in quel momento, sospesi anche loro fra qualcosa che non è più sonno ma non è nemmeno veglia lucida. È lì, quando l’odore morbido del primo caffè sale a dissolvere il sapore del sonno tra bocca e narici, che le mie frasi si cristallizzano, le dita si muovono agili sui tasti cercando di non fare rumore per non disturbare i meccanismi del pensiero che ripartono lentamente e lavoro quasi senza accorgermi di esistere.
C’è una perfezione silenziosa in quella specie di anticamera temporale, quasi che l’essenza dell’intero giorno sublimi in una momentanea assenza di tempo e di interferenze e che coglierla dia una ragione a tutto quel che viene dopo, quando il tempo riprende a scorrere e diventa anche quello degli altri.

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