Alzheimer onirico

Questa notte, forse è meglio dire questa mattina presto – ché sicuramente era mattina – nella semincoscienza tra sonno e dormiveglia ho sognato di formulare un pensiero che mi piaceva proprio. Ricordo chiaramente che ricordavo parola per parola quel pensiero, era una sintesi di saggezza, equilibrio, coerenza e lucidità. E lo avevo formulato così bene che mi ero addirittura complimentata con me stessa per tanta chiarezza espressa in poche parole pregnanti, più armoniose di un sonetto, più essenziali di un haiku. Percepivo chiaramente la fisicità del contatto della mia testa col cuscino, dell’essere sdraiata sul fianco sinistro, delle coperte che mi avvolgevano, e mi dicevo accidenti, questa cosa che ho pensato è davvero bella, adesso sto dormendo ma la tengo presente, la tengo presente così non appena mi sveglio la scrivo subito, non ho nemmeno il tempo di aspettare che si avvii il computer e che carichi i programmi, no no, è pericoloso, ci vuole troppo tempo, prendo la prima penna che mi capita, anzi no la stilografica che scrive più veloce, e la fermo subito su un pezzetto di carta così non me la dimentico, non me la devo dimenticare. Era un pensiero terso e cristallino, tutto era perfettamente a fuoco come un diaframma 22 in una mattinata di pieno sole dopo la bora, ché la bora è gelida e spietata ma se hai pazienza, resisti e stringi i denti, poi quando se ne va ti regala certe mattinate terse che da Trieste ti sembra di vedere pure il Monviso. Ma sto divagando e non devo andare fuori tema. Dicevo, dunque, il pensiero terso. Ero soddisfatta di me stessa per quanto fosse incisivo e puro quel pensiero, io che con le parole ci lavoro eppure ho sempre paura di non saperne sfruttare tutte le potenzialità, di non essere capace di pescare dal sacco quelle giuste, quelle che veramente distillano l’essenza limpida di quel che mi galleggia in testa, senza adulterarla con sostantivi o predicati superflui o fuorvianti, io che ho paura che le parole non siano veramente mie. E mentre ero lì, nel dormiveglia, in attesa di transitare da un territorio all’altro come un autotrasportatore che fa dogana, avevo ben presenti le parole di quel pensiero, me l’ero scandite più volte per non scordarle, mi dicevo figurati, certo che te le ricordi, ripetile ancora una volta così quando ti svegli le fissi bene, in fondo sono anche poche, poche ma perfette, brava, ripetile ancora, ecco così, ora è sicuro che non te le scordi, no, dico, come puoi ancora scordartele? Non solo te le sei ripetute, ma ne hai preso coscienza, sono dentro di te, quindi non le cancelli più. In quel momento le parole erano veramente mie.
Chissà che cosa ho pensato. Ero stata proprio brava. Peccato.

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4 risposte a Alzheimer onirico

  1. Selene ha detto:

    Saltando da un blog all’altro, sono capitata tra le righe del tuo. Ho letto tutti i tuoi post, cosa che non mi succede quasi mai, ma il tuo stile, la capacità di esprimerti in modo chiaro e semplice eppure profondo e pieno di significati, mi hanno fatto capire che davanti avevo una rarità. Un piccolo gioiello.
    Complimenti sinceri per il talento e la creatività, ti leggerò con molto piacere.

  2. Pietro ha detto:

    come scrivi tu di questi tempi: pochi, o nessuno!

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