Chi arriva a riva (2)

C’è chi ritiene che le esperienze indimenticabili debbano restare eventi unici perché la magia nata dalla felice combinazione di persone e circostanze non è riproducibile in serie. Il che è vero in certi casi, come è altrettanto vero però che in altri si riproduce eccome, la bellezza raddoppia e ci rendiamo conto che se avessimo rinunciato per timore di una delusione ci saremmo persi qualcosa di prezioso.
Così quest’anno ho ripetuto l’esperienza dell’anno scorso attraversando a nuoto il lago di Viverone. Ovviamente ciò che spinge a fare il bis a un evento sportivo è soprattutto lo spirito agonistico, la voglia di migliorare rispetto alla volta precedente, la sfida con sé stessi. Ma per me non è tutto: io ho anche bisogno del contesto di amici, chiacchiere e collegialità che comporta la condivisione della giornata di gare; le risate, il tifo, gli incitamenti reciproci, i commenti postumi davanti a una pizza che dopo quattro chilometri a nuoto non è mai abbastanza grande.
Volevo migliorare e sono migliorata: dall’ora e ventitré dell’anno scorso sono scesa a un’ora e dodici – forse non solo per ragioni di velocità, ma anche di traiettoria azzeccata. Però anche qualcun altro è migliorato: il piccolo Diego, il cucciolo di pesce classe 2000 che l’anno scorso a soli 10 anni ha sfidato impavido i 4 km nuotandomi a fianco, è stato il mio compagno di traversata anche quest’anno. Sempre atteso a riva dalla mamma, che ora aveva in braccio il fratellino nato da poco, il mini delfinista ha mostrato quale meraviglioso cambiamento possa avvenire in un bambino in soli 12 mesi: non più un bimbo un po’ timoroso e talvolta scoordinato, ma un nuotatore sicuro che sapeva come affrontare il suo lago bracciata dopo bracciata, senza un attimo di stanchezza o cedimento, solo qualche colpo a rana per alzare la testa e controllare la direzione, una determinazione ammirevole e, soprattutto, una velocità che il prossimo anno quasi sicuramente non mi sarà più possibile sostenere, se non allenandomi il doppio.
Mi ha ringraziato, dopo avermi salutato all’arrivo ed essere tornato dalla mamma. Ma la mia sensazione rimane la stessa dell’anno scorso: che sono io a dover ringraziare lui.

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