Chi arriva a riva

Magari non sai nemmeno dove sia il lago di Viverone. Non sapevi nemmeno che esistesse.
È un laghetto che si trova dalle parti di Biella, non tanto grande, di forma vagamente ovale. Da una sponda all’altra dicono misuri circa quattro chilometri e mezzo, che percorsi in barca o in motoscafo non sono proprio niente di speciale. Sono una bazzecola anche a piedi, se uno sa camminare sulle acque. Oppure se le acque sa dividerle, mezzo lago di qua, mezzo di là, un bel corridoio dritto al centro e via.
Ma siccome io non conosco queste tecniche sofisticate, se voglio passare da una riva all’altra con mezzi propri devo farmela a nuoto. E ieri l’ho fatta. Intimorita dall’impresa e incoraggiata da amici veterani delle acque libere, ho partecipato per la prima volta alla traversata annuale del lago e sono arrivata al traguardo in un’ora e ventitré minuti; un tempo che, conoscendo le mie scarse doti, mi fa sospettare che la distanza percorsa fosse molto inferiore a quella dichiarata e che gli organizzatori avessero prudentemente tenuto conto degli allungamenti del percorso dovuti all’andatura a zig-zag dei nuotatori. Sì, perché è facile nuotare in linea retta in una piscina, dove lo spazio è delimitato dalle corsie, dalla riga nera sul fondo, ben visibile attraverso l’acqua trasparente, e da un bordo vasca che dista al massimo 50 metri. In un lago questi punti di riferimento non ci sono. Bisogna sapere grosso modo qual è la destinazione, un microscopico tettuccio rosso in lontananza che si confonde tra la vegetazione, e tentare di non perderlo di vista attraverso gli occhialini appannati, correggendo la rotta di tanto in tanto.
Mi sarei forse un po’ annoiata se avessi nuotato da sola. O più probabilmente sarei stata assillata dal pensiero di non farcela, di essere colta da crampi, malori, svenimenti,  motoscafi, fulmini, maremoti, alghe assassine, mostri degli abissi. Invece i miei pensieri si sono concentrati sul campione che mi ha tenuto compagnia per tutto il tragitto, un cucciolo di pesce di nome Diego, classe 2000, che trascinandosi la miniboa di sicurezza prestatagli dal mio amico Enzo si è macinato i chilometri a stile libero ed è arrivato felice e trasognato accolto dalla mamma, da applausi e sorrisi collettivi e da un trofeo speciale tutto per lui. E poi dicono che sono gli adulti a rassicurare i bambini quando hanno paura.

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8 risposte a Chi arriva a riva

  1. Zu ha detto:

    che bello! evviva e congratulazioni!

  2. Enzo ha detto:

    (per l’anno prossimo, oltre a rimettere a disposizione Diego e la boa, facciamo tracciare la riga nera sul fondo.
    Solo per gli annali, ché di fronte a tutto il resto ed a come è stato reso dal tuo magnifico racconto la cosa perde di importanza: ho chiesto della distanza corretta agli organizzatori mentre ci portavano alla partenza, l’esito è stato 3,8 km in linea d’aria, il che coincide con la mia misurazione in Google Earth, e stimati in 4 e qualcosa per gli inevitabili sbisciolamenti, ieri ancora più inevitabili per le onde contrarie soprattutto nel tratto iniziale.
    Ma va bene così. Il lago non lo vendono a kg od a litri od a metri, e per la stessa quota di iscrizione, abbiamo nuotato qualche centinaio di metri in più.
    Abbracci anfibi ;-)

  3. visionidistanti ha detto:

    @Zu: grazie!

    @Enzo: scommetti che la riga nera sul fondo ce la tracciano a zig-zag?

  4. Pietro ha detto:

    Solo tu riesci a rendere affascinante il lago di Viverone!
    (e secondo me bisogna essere bravissimi) :)
    Raccontaci altre storie! :)

  5. visionidistanti ha detto:

    @Enzo: grazie per il link :)

    @Pietro: ma il lago di Viverone è bello, solo che noi nemmeno più ce ne accorgiamo, come spesso succede per le cose che si guardano con occhio assuefatto.

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